Guerre di Rete - una newsletter di notizie cyber di Carola Frediani N. 214 - 15 dicembre 2025
Cosa è e come funziona la newsletter Guerre di Rete Specie per i nuovi, ricordo che questa newsletter (che oggi conta 15mila iscritti - ma molti più lettori, essendo pubblicata anche online) è gratuita e del tutto indipendente, non ha mai accettato sponsor o pubblicità, e viene fatta nel mio tempo libero. Se vi piace potete contribuire inoltrandola a possibili interessati, o promuovendola sui social.
Il progetto editoriale Guerre di Rete In più, il progetto si è ingrandito con un sito indipendente e noprofit di informazione cyber, GuerrediRete.it. Qui spieghiamo il progetto. Qui l’editoriale di lancio del sito. Qui una lista con link dei nostri progetti per avere un colpo d’occhio di quello che facciamo.
SOSTENETECI, DIVENTATE EDITORI DI RETE! Qualche settimana fa abbiamo lanciato il nostro terzo crowdfunding, la raccolta fondi, per Guerre di Rete, per la newsletter che state leggendo, per il sito Guerredirete.it e per il progetto editoriale più ampio, che include anche la produzione di ebook, le dirette online, una newsletter in inglese.
Abbiamo intanto raggiunto i quindicimila euro di donazioni da centinaia di sostenitori! Grazie a tutti i nostri Editori di Rete! Il crowdfunding però va avanti, perché da qui a Natale abbiamo ancora degli obiettivi da raggiungere (o almeno ci proviamo). Li trovate tutti sulla pagina del crowdfunding. Dunquese non lo avete ancora fatto e volete sostenere questo progetto, trovate tutte le istruzioni cliccando su questo bottone qua sotto. Intanto, sono partite le ricompense.
IL NOSTRO NUOVO EBOOK Guerre di Rete pubblica il Manualetto di sicurezza digitale per giornalisti e attivisti
Oggi Guerre di Rete presenta una sua nuova pubblicazione, un ebook, intitolato: Manualetto di sicurezza digitale per giornalisti e attivisti. Il manualetto è appositamente rivolto a due categorie essenziali per il funzionamento della democrazia e del dibattito pubblico, che troppe volte abbiamo visto essere target di attacchi informatici, sorveglianza, campagne d’odio e di molestie nel mondo, in Europa, in Italia. É scritto da giornalisti e attivisti in maniera semplice e discorsiva, ma fornisce anche indicazioni pratiche di base per iniziare a sistemare e a proteggere la propria vita digitale. Passa in rassegna questioni di cybersicurezza fondamentali (utili a tutti), ma si sofferma anche su aspetti specifici legati alle attività di queste due categorie. Come spiego ripetutamente nell’introduzione al volume, il nostro ebook è solo un manualetto. Non pretende di essere una panacea, non assicura di risolvere tutto o di schermarvi da qualsiasi cosa. Tuttavia, può essere un inizio importante.
Sono una novantina di pagine, che partono da alcuni principi di base e poi passano in rassegna dei punti cruciali: mail, social media, strumenti di comunicazione, protezione dei dispositivi, difesa da phishing, malware, spyware, fino a trattare alcuni strumenti più avanzati, per concludersi con una serie di risorse cui rivolgersi se qualcosa andasse storto.
L’ebook è un lavoro collettivo, con tre curatori (Carola Frediani, Sonia Montegiove, Patrizio Tufarolo) e una serie di autori (i giornalisti Raffaele Angius, Carola Frediani, Sonia Montegiove, Rosita Rijtano, e gli attivisti CRP, Matteo Spinelli e Taylor), e con Federico Nejrotti di Ufficio Furore che ne ha curato la grafica.
L’ebook al momento è disponibile gratuitamente solo per i nostri donatori, per chi ha partecipato e sta partecipando al crowdfunding (ancora in corso per pochi giorni), a cui viene spedito via mail.
Successivamente lo renderemo pubblico, come tutti i contenuti che produciamo.
Era atteso il boom e invece è arrivato il crollo: per molti versi, Bitcoin e i suoi fratelli sono vittima del loro stesso successo e della crescente adozione istituzionale.
Di Andrea Signorelli
Che cos’è successo? Perché un crollo così improvviso e imprevisto proprio nell’anno dell’elezione di Donald Trump, che in campagna elettorale aveva promesso di rendere gli Stati Uniti la prima “cripto-superpotenza” della storia? La teoria più diffusa, ripresa anche dal Wall Street Journal, vuole che questo crollo sia paradossalmente legato al successo delle criptovalute e alla loro diffusione tra i grandi investitori istituzionali, avvenuta soprattutto in seguito all’esplosione degli ETF. Gli exchange-traded fund sono strumenti finanziari quotati in Borsa, che replicano l’andamento di un asset – in questo caso i bitcoin o gli ether – e che consentono agli investitori di esporsi alle criptovalute senza possederle direttamente. Leggi tutto sul sito.
Dopo anni di rinvii e modifiche, il Consiglio dell’Unione Europea ha votato a favore della norma contro la diffusione di materiale pedopornografico: ecco come funziona, quali sono i rischi e che cosa succederà adesso
LIBRO Reminder: qualche mese fa è uscito il mio romanzo L’inganno dell’automa, un thriller pieno di temi da Guerre di Rete. É stato inserito nelle ricompense del crowdfunding di Valigia Blu, e recensito da Le Monde Diplomatique (edizione italiana). Visto che siamo sotto Natale, se avete amici che leggono romanzi ma si interessano anche di questi temi… potrebbe essere un’idea regalo originale ;)
Il libro si trova, in versione cartacea o ebook, sulle maggiori piattaforme di vendita di libri e sul sito dell’editore Venipedia, oltre che in negozio (ma spesso va ordinato).
Questa è una versione della newsletter che esce a fine mese e che raccoglie tutti i nostri articoli e le uscite della newsletter. Così se vi siete persi qualcosa trovate tutto qua.
Cosa è e come funziona la newsletter Guerre di Rete Specie per i nuovi, ricordo che questa newsletter (che oggi conta 15mila iscritti - ma molti più lettori, essendo pubblicata anche online) è gratuita e del tutto indipendente, non ha mai accettato sponsor o pubblicità, e viene fatta nel mio tempo libero. Se vi piace potete contribuire inoltrandola a possibili interessati, o promuovendola sui social.
Il progetto editoriale Guerre di Rete In più, il progetto si è ingrandito con un sito indipendente e noprofit di informazione cyber, GuerrediRete.it. Qui spieghiamo il progetto. Qui l’editoriale di lancio del sito. Qui una lista con link dei nostri progetti per avere un colpo d’occhio di quello che facciamo.
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Il crowdfunding va avanti, perché da qui a Natale abbiamo ancora degli obiettivi da raggiungere (o almeno ci proviamo). Li trovate tutti sulla pagina del crowdfunding. Dunquese non lo avete ancora fatto e volete sostenere questo progetto, trovate tutte le istruzioni cliccando su questo bottone qua sotto. Intanto, sono partite le ricompense.
Inoltre a breve tutti i donatori riceveranno in anteprima un ebook di Guerre di Rete.
Immagini sessualmente esplicite e generate tramite intelligenza artificiale senza il consenso delle vittime, che sono sempre donne: tra complicità delle piattaforme, regole carenti e cultura insufficiente
“Intorno alla violenza digitale rimane sempre un po’ il mito che sia in qualche modo meno reale rispetto alla violenza fisica. Ma non è affatto così”, spiega a Guerre di Rete Silvia Semenzin, ricercatrice in sociologia digitale all’università Complutense di Madrid. “Le vittime di deepfake subiscono le stesse identiche conseguenze delle vittime di condivisione di materiale sessuale non consensuale. Quasi sempre, la violenza è continuativa e intrecciata nelle sue varie declinazioni, quindi alle molestie, allo stalking, ecc. A mio avviso, con i deepfake si entra in una fase della violenza in cui diventa anche più manifesta la volontà di controllo sul corpo femminile. Perché le radici del fenomeno sono di tipo culturale e affondano sempre nella volontà di sopraffazione del soggetto femminile da parte degli uomini, in questo caso attraverso l’utilizzo della tecnologia”.
ATT, la funzione di iOS che blocca la raccolta dei dati sullo smartphone, è amatissima dagli utenti e odiata dall’industria pubblicitaria. Ora rischia di sparire: l’autorità italiana deciderà entro il 16 dicembre.
La possibilità di bloccare facilmente l’accesso a periferiche così delicate, soprattutto quando scarichiamo app dalla reputazione dubbia, ci dà un senso di protezione. Perché con il tracciamento dovrebbe essere diverso? Siamo certi che fornire l’accesso al microfono permetta di ottenere dati molto più rilevanti di quelli che si possono avere tramite la profilazione? In realtà, il tracciamento e la cessione di informazioni ai data broker dovrebbero evocare la stessa percezione di rischio. E quindi essere soggette, come fa in effetti l’ATT, a un simile trattamento a livello di consenso.
Intervista a Cory Doctorow sulle risposte radicali necessarie a liberarsi dello strapotere delle Big Tech statunitensi e su quel processo di degrado dell’esperienza utente che chiama “enshittification”.
Il quadro non è dei migliori. “Una montagna di shit”, le cui radici – afferma lo studioso – vanno cercate nella distruzione di quei meccanismi di disciplina che una volta esistevano nel capitalismo. Ma quali sarebbero questi lacci che tenevano a bada le grandi aziende? La concorrenza di mercato – ormai eliminata dalle politiche che negli ultimi 40 anni hanno favorito i monopoli; una regolamentazione efficace – mentre oggi ci ritroviamo con leggi e norme inadeguate o dannose, come ad esempio la restrizione dei meccanismi di interoperabilità indotta dall’introduzione di leggi sul copyright; e infine il potere dei lavoratori – anche questo in caduta libera a seguito dell’ondata di licenziamenti nel settore tecnologico.
L’integrazione a livello aziendale in Italia rimane bassa, ma sempre più spesso i lavoratori utilizzano in autonomia gli strumenti di AI generativa: con qualche vantaggio e parecchie criticità.
Se oggi il livello di implementazione dell’AI viene considerato come un indicatore di evoluzione tecnologica, è probabile che questa equivalenza evapori piuttosto rapidamente, soprattutto a livello statistico. Gli LLM, in diverse forme, vengono ormai integrati in qualsiasi software. Non c’è prodotto commerciale che non offra un “assistente” alimentato dalla GenAI, la cui utilità è spesso relativa. Anche dove l’AI è stata considerata una priorità su cui puntare, sono emersi grossi dubbi sul suo reale impatto. Una ricerca del MIT Media Lab, pubblicata quest’anno, sottolinea come il 95% delle imprese che hanno introdotto strumenti di intelligenza artificiale generativa non sia stato in grado di individuare un effettivo impatto a livello di valore.
UK, Francia e Germania hanno annunciato l’invio di personale e attrezzature per aiutare il Belgio a contrastare le incursioni dei droni nelle vicinanze di siti sensibili.
Guerre di Rete - una newsletter di notizie cyber di Carola Frediani N. 213 - 15 novembre 2025
Cosa è e come funziona la newsletter Guerre di Rete Specie per i nuovi, ricordo che questa newsletter (che oggi conta 15mila iscritti - ma molti più lettori, essendo pubblicata anche online) è gratuita e del tutto indipendente, non ha mai accettato sponsor o pubblicità, e viene fatta nel mio tempo libero. Se vi piace potete contribuire inoltrandola a possibili interessati, o promuovendola sui social.
Il progetto editoriale Guerre di Rete In più, il progetto si è ingrandito con un sito indipendente e noprofit di informazione cyber, GuerrediRete.it. Qui spieghiamo il progetto. Qui l’editoriale di lancio del sito. Qui una lista con link dei nostri progetti per avere un colpo d’occhio di quello che facciamo.
AVVISO: la presentazione del mio romanzo L’inganno dell’automa (di cui trovate una recensione questo mese su Le Monde Diplomatique in uscita col manifesto) prevista a Genova il 21 novembre è stata rimandata per cause di forza maggiore. Verrà riprogrammata più avanti. Per lo stesso motivo questa newsletter non uscirà per almeno due settimane. Ma il sito continuerà a essere aggiornato. Se volete sostenere questo progetto (aiutandolo anche ad avere maggior continuità), vi ricordo che è ancora in corso il crowdfunding di Guerre di Rete.
SOSTENETECI, DIVENTATE EDITORI DI RETE! Qualche settimana fa abbiamo lanciato il nostro terzo crowdfunding, la raccolta fondi, per Guerre di Rete, per la newsletter che state leggendo, per il sito Guerredirete.it e per il progetto editoriale più ampio, che include anche la produzione di ebook, le dirette online, una newsletter in inglese.
Abbiamo intanto raggiunto i quindicimila euro di donazioni da centinaia di sostenitori! Grazie a tutti i nostri Editori di Rete! Il crowdfunding però va avanti, perché da qui a Natale abbiamo ancora degli obiettivi da raggiungere (o almeno ci proviamo). Li trovate tutti sulla pagina del crowdfunding. Dunquese non lo avete ancora fatto e volete sostenere questo progetto, trovate tutte le istruzioni cliccando su questo bottone qua sotto. Intanto, sono partite le ricompense.
-Avvistamenti di droni in Europa, gli Stati accelerano -Enshittification: il progressivo degrado delle piattaforme digitali -Quanto e come usiamo davvero l’intelligenza artificiale? -Varie
SICUREZZA Avvistamenti di droni in Europa, gli Stati accelerano
Gli avvistamenti di droni non identificati nei pressi di aeroporti, infrastrutture critiche e basi militari continuano a mandare in fibrillazione le cancellerie europee. Gli ultimi casi hanno riguardato il Belgio che, a inizio mese, ha dovuto interrompere le attività degli aeroporti di Bruxelles e Liegi, mentre altri droni sono stati avvistati sopra basi militari e il porto di Anversa.
Secondo quanto riportato da Dronelife, a Kleine Brogel (una delle basi militari belghe su cui sono volati i droni) gli investigatori hanno notato come due fasi di attività. Prima, sono apparsi droni più piccoli, forse per sondare le frequenze radio utilizzate dai servizi di sicurezza. Successivamente, velivoli più grandi sono entrati nello spazio aereo ad altitudini più elevate, suggerendo l’uso di sistemi di comunicazione diversi.
Questa descrizione si basa su alcune dichiarazioni fatte dal ministro della Difesa Theo Francken, che ha anche aggiunto: “Sembra un’operazione di spionaggio. Da parte di chi, non lo so. Ho qualche idea, ma sarò cauto nel fare ipotesi”. Nessun operatore è stato ancora identificato.
In ogni caso, il Belgio ha considerato questi incidenti come una minaccia seria. Il Consiglio di sicurezza nazionale si è riunito in seduta straordinaria per discutere una risposta immediata. E i ministeri della Difesa e dell’Interno si sono attivati per rafforzare il monitoraggio dello spazio aereo e colmare il divario tecnologico.
Sebbene il governo abbia evitato di menzionare presunti colpevoli in modo ufficiale, il già citato ministro della Difesa Francken ha indicato la Russia come “un sospettato plausibile”. A rincarare la dose ci ha pensato la Germania. Secondo il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius, la presenza di questi droni sarebbe collegata ai negoziati dell’Ue sul trasferimento dei beni russi congelati all’Ucraina. La maggior parte dei beni congelati è sotto la supervisione del Belgio.
Sebbene l’individuazione dei responsabili resti al momento incerta, e manchino (o non siano stati mostrati) elementi tangibili di attribuzione, la vicenda (che arriva in coda a una lunga serie di avvistamenti in altri Stati, dalla stessa Germania alla Danimarca, Svezia e altri, come avevo raccontato qua) sta portando a una accelerazione della collaborazione europea in questo ambito. UK, Francia e Germania hanno annunciato l’invio di personale e attrezzature per aiutare il Belgio a contrastare le incursioni dei droni nelle vicinanze di siti sensibili.
Secondo la BBC, e confermato dalla stessa RAF, a essere dispiegati saranno delle unità speciali della Royal Air Force con tecnologie e addestramenti antidrone.
Di quali capacità disporrebbero? Non è chiarissimo. Sappiamo però che la Gran Bretagna ci ha investito parecchio; ad esempio, ha investito 40 milioni di sterline per sviluppare un sistema a onde radio in grado di neutralizzare sciami di droni, testato a quanto pare con successo negli scorsi mesi. Il sistema utilizzerebbe onde radio ad alta frequenza, interrompendo o danneggiando componenti elettronici critici e causando il crash o il malfunzionamento dei droni, scriveva ad aprile Defensenews. Che aggiungeva: “Tali sistemi potrebbero contribuire a proteggere da droni non identificati le aree sensibili per la sicurezza, come le basi militari, e prevenire le interruzioni del traffico aereo negli aeroporti, ha affermato il governo. Negli ultimi anni, l’avvistamento di droni ha causato la chiusura di aeroporti in tutto il mondo”.
Non solo. A quanto pare gli avvistamenti sono molti di più di quelli che fanno notizia. Basti pensare che dall’inizio dell’anno, sono stati segnalati la bellezza di 187 avvistamenti di droni nei pressi delle basi militari della Gran Bretagna, secondo il ministro della Difesa britannico Vernon Coaker (che ha dato questa informazione mercoledì alla Camera dei Lord).
In ogni caso, come si diceva anche sopra, si stanno muovendo le commesse di tecnologie anti-drone. Secondo Intelligence online, nelle ultime settimane, Danimarca, Finlandia, Norvegia e Svezia (tutti Paesi dove si sono verificati avvistamenti) avrebbero acquistato un sistema di rilevamento (Hydra 300) progettato dallo specialista francese anti-drone Cerbair. E dal 30 ottobre la società francese Alta Ares ha iniziato la produzione di massa di droni intercettori, testati in Ucraina. Ma stiamo parlando solo della punta dell’iceberg di un settore in crescita vertiginosa, almeno quanto gli avvistamenti.
PIATTAFORME Enshittification: il progressivo degrado delle piattaforme digitali Intervista a Cory Doctorow sulle risposte radicali necessarie a liberarsi dello strapotere delle Big Tech statunitensi e su quel processo di degrado dell’esperienza utente che chiama “enshittification”. Sul sito di Guerre di Rete a firma di Laura Carrer.
“Sfuggire alle Big Tech americane non dovrebbe significare semplicemente rifugiarsi in un servizio alternativo (mail, cloud, social media, ecc.), anche perché il processo non è così semplice. “Non si copia e incolla la vita delle persone: le email, i file, i documenti custoditi nei cloud di Microsoft, Apple o Google. Nessun ministero, azienda o individuo lo farà”. Motivo per cui, secondo Doctorow, Eurostack è una possibile alternativa, ma che ha ancora tanta strada da fare.
Eurostack è un’iniziativa europea nata recentemente in risposta all’esigenza di costruire una sovranità digitale del Vecchio continente, indipendente dalle aziende tecnologiche straniere (specialmente USA). Coinvolge attivisti digitali, comunità open source, istituzioni europee e alcuni politici” Leggi l’articolo su Guerre di Rete.
AI Quanto e come usiamo davvero l’intelligenza artificiale? L’integrazione a livello aziendale in Italia rimane bassa, ma sempre più spesso i lavoratori utilizzano in autonomia gli strumenti di AI generativa: con qualche vantaggio e parecchie criticità.
“Quando si parla di utilizzo dell’AI in ambito produttivo, specifica la ricercatrice, nella maggior parte dei casi sono strumenti con finalità molto specifiche, ben diversi dai chatbot che vengono proposti al grande pubblico. “Si tratta di piattaforme che richiedono investimenti a livello finanziario piuttosto rilevanti, che le PMI spesso non possono permettersi”, prosegue. “A livello di grandi aziende, i dati che abbiamo raccolto in questi anni indicano che almeno il 60% delle imprese ha implementato strumenti basati sull’AI o ha avviato almeno una sperimentazione”.
Di Deo sottolinea anche un altro aspetto: per sfruttare l’AI è indispensabile avere delle basi solide a livello di dati. Non si tratta dei famosi dataset necessari per addestrare gli algoritmi, ma di quelle informazioni che poi verranno elaborate dall’intelligenza artificiale per generare valore per l’impresa. “L’uso dell’AI per finalità come la manutenzione predittiva o il controllo qualità dei prodotti richiede la presenza di una serie storica. Chi non ha raccolto dati sulla sua attività negli ultimi 20 anni potrà difficilmente ottenere dei buoni risultati in questi ambiti”. Leggi l’articolo su Guerre di Rete a firma di Marco Schiaffino.
VARIE
WEB Archive.is nel mirino FBI L’FBI sta cercando di smascherare il gestore di Archive.is, noto anche come Archive.today, un sito web che salva istantanee delle pagine web e viene comunemente utilizzato per aggirare i paywall dei siti di notizie. Ars Technica
AI La guerra degli agenti Amazon ha chiesto a Perplexity di rimuovere dal suo negozio online Comet, il suo assistente virtuale o browser agentico. Dopo aver avvertito più volte Perplexity che il suo assistente per lo shopping basato sull’intelligenza artificiale violava i termini di servizio di Amazon non identificandosi come agente, il gigante dell’e-commerce ha inviato alla startup una lettera di diffida. TechCrunch
FUNDING Altro che Silicon Valley, le startup europee guardano al Giappone Dal Giappone stanno affluendo molti soldi alle startup tecnologiche europee, perché gli investitori avversi al rischio preferiscono un ecosistema imprenditoriale più maturo. Sebbene l’ecosistema europeo delle startup e del venture capital abbia operato a lungo all’ombra della Silicon Valley, è diventato un terreno fertile per le aziende giapponesi. Così riferisce CNBC.
EUROPA L’Europol chiede di avere le mani libere nell’uso di strumenti AI L’Europol vuole accelerare sull’acquisizione e l’uso di strumenti di intelligenza artificiale per combattere i reati più gravi, ha affermato un alto funzionario. A discapito dei controlli e delle protezioni sulla privacy. Politico
GIORNALISMO L’uso dell’AI nelle redazioni, con pro e contro. Un reportage del NYT.
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Guerre di Rete - una newsletter di notizie cyber di Carola Frediani N. 212 - 2 novembre 2025
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Il progetto editoriale Guerre di Rete In più, il progetto si è ingrandito con un sito indipendente e noprofit di informazione cyber, GuerrediRete.it. Qui spieghiamo il progetto. Qui l’editoriale di lancio del sito. Qui una lista con link dei nostri progetti per avere un colpo d’occhio di quello che facciamo.
In questo numero:
Continua il nostro crowdfunding
OpenAI, giù la maschera
Gli agenti immigrazione americani usano il riconoscimento facciale per strada
I social media sono la nuova frontiera della sorveglianza
Dai lontani campi di guerra alla strada sotto casa
Come cambia la medicina tattica nella guerra dei droni
Ruba gli exploit dell’azienda che dirige, li rivende online facendosi pagare in criptovalute, spende i soldi in case e orologi
E altro
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Martedì scorso OpenAI ha annunciato la sua trasformazione in una società for profit, completando quel percorso che, dalla nascita come no profit nel 2015, aveva poi deviato verso la commercializzazione dei prodotti, la corsa all’AI, e la fisionomia di una startup che punta a un’offerta pubblica iniziale e una quotazione in borsa col botto. La ristrutturazione trasforma infatti l’ex “laboratorio” dietro a ChatGPT in una società di pubblica utilità (public benefit corporation, PBC, ovvero una società a scopo di lucro legalmente tenuta a bilanciare i rendimenti degli azionisti con un dichiarato beneficio pubblico). Significa che la nuova OpenAI (ufficialmente OpenAI Group PBC) potrà emettere azioni ai dipendenti (stock option), raccogliere capitali attraverso tradizionali round di finanziamento azionario, quotarsi in borsa. Ma dichiarando di farlo a beneficio dell’umanità. Ok, esiste anche una fondazione senza scopo di lucro, a cui ha assegnato una ricca quota del 26 per cento, valutata 130 miliardi di dollari. Ma Microsoft, che dal 2019 ha investito oltre 13 miliardi di dollari in OpenAI, ha una quota del 27% valutata 135 miliardi di dollari, mentre le quote restanti sono detenute da altri investitori e dipendenti.
La Fondazione OpenAI controlla l’attività a scopo di lucro, scrive OpenAI nel suo comunicato. Ricordiamo che il board della no profit (ora board della fondazione) è lo stesso uscito modificato e pro-Altman dallo scontro tra lo stesso Altman e il precedente board, che si era opposto alla disinvoltura con cui la società stava cavalcando la commercializzazione dell’AI (di cui avevo scritto in newsletter).
Oltre a questo, commenta Quartz, la fondazione sarebbe comunque “una facciata che nasconde un’impresa fondamentalmente commerciale. Il consiglio di amministrazione senza scopo di lucro può tecnicamente mantenere il controllo, ma quando la sopravvivenza dipende dalla soddisfazione degli investitori, dalla raccolta di centinaia di miliardi di capitale e dalla capacità di attrarre talenti con pacchetti azionari competitivi, tale controllo diventa in gran parte puramente formale”. Inoltre, “la tempistica non è casuale. SoftBank aveva minacciato di ridurre il proprio investimento da 30 a 20 miliardi di dollari se OpenAI non avesse ristrutturato entro la fine dell’anno. Microsoft aveva bisogno di rinegoziare il proprio accesso esclusivo alla tecnologia di OpenAI. I migliori ricercatori stavano passando alla concorrenza, che poteva offrire loro reali vantaggi in termini di capitale. Lo status di organizzazione senza scopo di lucro impediva loro di raccogliere fondi, di cui l’azienda ha bisogno in quantità quasi illimitata per sopravvivere”.
Secondo fonti di Reuters, OpenAI starebbe lavorando a un’offerta pubblica iniziale che potrebbe valutare l’azienda fino a 1.000 miliardi di dollari, in quella che potrebbe essere una delle più grandi IPO di tutti i tempi. E la domanda alle autorità di regolamentazione potrebbe arrivare già nella seconda metà del 2026. Che un’IPO sia probabile è stato anche detto dallo stesso Altman in una riunione coi dipendenti, riferisce The Information. Che aggiunge: “Un’IPO diluirebbe ulteriormente gli azionisti, ma potrebbe essere fondamentale per l’azienda, che ha previsto di bruciare 115 miliardi di dollari fino al 2029, aumentando la spesa per i server per promuovere la ricerca sull’intelligenza artificiale e potenziare ChatGPT e altri prodotti”. The Information sottolinea anche che “c’è un grande divario tra le entrate di OpenAI, che secondo le previsioni raggiungeranno i 13 miliardi di dollari quest’anno, e la spesa prevista per i server necessari a sviluppare la sua tecnologia e rimanere davanti a rivali come Google e xAI”.
Già a inizio ottobre il Financial Times rilevava come OpenAI avesse firmato contratti per circa 1.000 miliardi di dollari per l’acquisto di potenza di calcolo, “impegni che superano di gran lunga le sue entrate e sollevano interrogativi su come potrà finanziarli”, sottolineando anche la circolarità dei suoi accordi con Nvidia, Amd, Oracle.
A questo proposito, sul sito Guerredirete.it abbiamo pubblicato un articolo sul rischio bolla, a firma di Andrea Signorelli.
SORVEGLIANZA E REPRESSIONE Gli agenti dell’immigrazione americani usano il riconoscimento facciale per strada Secondo 404 Media, che ha esaminato una serie di video, ICE e il Customs and Border Protection (CBP) - ovvero le due agenzie che in vario modo controllano le frontiere e l’immigrazione e che sono in prima linea nelle politiche repressive di Trump verso i migranti - stanno utilizzando la tecnologia di riconoscimento facciale degli smartphone sul campo, “anche in casi di fermi che sembrano avere poca giustificazione al di là del colore della pelle di una persona, per poi cercare ulteriori informazioni su quella persona, compresa la sua identità e potenzialmente il suo status di immigrazione”. Non è chiaro quale app stiano utilizzando gli agenti nei video, anche se la stessa 404 Media aveva precedentemente rivelato che proprio ICE disporrebbe di una app, Mobile Fortify, che scansiona il volto di una persona e lo cerca su un database di 200 milioni di immagini per restituire il nome del soggetto, la data di nascita, e se è stato emesso un ordine di espulsione.
ICE acquista da anni anche la tecnologia dell’azienda di riconoscimento facciale Clearview AI. Il database di Clearview, che contiene miliardi di immagini, proviene in gran parte da foto postate sul web, che l’azienda ha raccolto in massa. A settembre, la stessa 404 Media aveva riferito che ICE avrebbe speso milioni di dollari per la tecnologia Clearview al fine di individuare persone che riteneva avessero “aggredito” degli agenti. Sempre ICE avrebbe acquistato una tecnologia di scansione dell’iride da usare per strada per il suo reparto preposto alle espulsioni. In origine, tale tecnologia era progettata per identificare detenuti.
I social media sono la nuova frontiera della sorveglianza Proprio alcuni giorni fa un’altra testata, The Lever, era uscita con una notizia riguardante ancora l’ampliamento delle capacità tech di ICE. Secondo i dati degli appalti federali esaminati dai suoi giornalisti, infatti, ICE avrebbe siglato un nuovo contratto da 5,7 milioni di dollari per un software di sorveglianza dei social media basato sull’intelligenza artificiale. Il contratto quinquennale fornirebbe le licenze per un prodotto chiamato Zignal Labs, una piattaforma di monitoraggio dei social media utilizzata dall’esercito israeliano e dal Pentagono.
Scrive The Lever: “Un opuscolo informativo contrassegnato come riservato ma disponibile online pubblicizza che Zignal Labs “sfrutta l’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico” per analizzare oltre 8 miliardi di post sui social media al giorno, fornendo “feed di rilevamento curati” ai propri clienti. Secondo l’azienda, queste informazioni consentono alle forze dell’ordine di “rilevare e rispondere alle minacce con maggiore chiarezza e rapidità””.
Dai lontani campi di guerra alla strada sotto casa Tutto ciò mi ha ricordato un articolo recente uscito sul sito di sicurezza nazionale americano War on the Rocks, scritto da ex militari per militari o ambienti affini. In sostanza, si domanda l’articolo, i metodi e le tecnologie applicate in guerra si espanderanno anche nelle società cosiddette liberal-democratiche?
Quoto: “La recente campagna militare di Israele a Gaza segna una svolta nella guerra moderna: la fusione tra controinsurrezione e intelligenza artificiale”. Gli Stati occidentali, si domanda, saranno dunque influenzati dal modello algoritmico di Israele? “La posta in gioco è alta. Se l’approccio di Israele, caratterizzato da automazione, scala e logoramento (attrition, nel suo significato militare, ndr), diventasse un modello per le democrazie liberali, potrebbe normalizzare una forma di guerra che privilegia l’efficienza computazionale rispetto al giudizio umano”.
GUERRA I droni stanno trasformando la medicina di guerra
In Ucraina, i sistemi aerei senza pilota hanno trasformato non solo il modo di combattere, ma anche quello di curare: la medicina tattica evolve e si adatta ai pericoli di un campo di battaglia ormai privo di retrovie, e in cui gli attacchi possono giungere dall’alto in qualunque momento. Un articolo su Guerredirete.it a firma di Flavio Pintarelli.
“I droni hanno introdotto una terza dimensione: oggi il pericolo può arrivare dall’alto e in qualsiasi momento. Questa possibilità genera un ulteriore carico cognitivo e costringe le forze armate di tutto il mondo ad adattarsi e rivedere l’addestramento, le tattiche e le dotazioni della fanteria.
Per rispondere a questa minaccia, gli eserciti hanno iniziato ad adottare diverse misure: sistemi elettronici portatili in grado di disturbare i segnali dei droni, difese a basso costo come reti, gabbie e coperture o altre contromisure fisiche. In alcuni contesti, sono anche impiegate armi leggere tradizionalmente non impiegate dalla fanteria, come i fucili a pompa: poco efficace negli scontri a fuoco contro avversari protetti da armature, questo tipo di arma si è rivelato più efficace di un fucile d’assalto per abbattere un drone in avvicinamento”. Leggi tutto: https://www.guerredirete.it/i-droni-stanno-trasformando-la-medicina-di-guerra/
CYBER Ruba gli exploit dell’azienda che dirige, li rivende online facendosi pagare in criptovalute, spende i soldi in case e orologi Un ex dirigente di una società che vende vulnerabilità zero-day ed exploit agli Stati Uniti e ai loro alleati si è dichiarato colpevole di aver venduto segreti commerciali per un valore di almeno 1,3 milioni di dollari a un acquirente di exploit in Russia. Storia pazza raccontata su Wired Usa da Kim Zetter. APPROFONDIMENTI E LINK
DIGITALE E STATI Libertà, uguaglianza e imposta sui servizi digitali Martedì sera l’Assemblea Nazionale francese ha votato a favore dell’aumento dal 3% al 6% dell’imposta sui servizi digitali applicata alle aziende tecnologiche quali Google, Apple, Meta e Amazon. Politico Big Tech aumenta la spesa per fare lobbying sull’Ue Secondo una nuova analisi, le aziende tecnologiche stanno spendendo più che mai in attività di lobbying nei confronti dell’Ue, in un contesto di crescente opposizione alle norme digitali del blocco. I 733 gruppi dell’industria digitale registrati a Bruxelles spendono ora 151 milioni di euro all’anno per promuovere i propri interessi, rispetto ai 113 milioni di euro di due anni fa. Politico.
AI Come la Cina potrebbe utilizzare DeepSeek e l’intelligenza artificiale in un’era di guerra. Reuters.
AI All’interno dei data center che addestrano l’intelligenza artificiale e prosciugano la rete elettrica. Reportage Usa del New Yorker.
EVENTO Risegnalo per i genovesi. Venerdì 21 novembre, Ore 17:00 presso Condiviso – Calata Andalò di Negro 16, Genova, con Raffaele Mastrolonardo, Emanuele Capone e la sottoscritta si parlerà di Intelligenza artificiale e potere tecno-politico e il futuro che ci aspetta. A partire dal mio romanzo L’inganno dell’automa. Qui i dettagli.
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Startup che bruciano soldi e non generano guadagni, investimenti da migliaia di miliardi che non stanno venendo ripagati e manovre finanziarie opache: i conti dell’intelligenza artificiale non tornano.
“Per il momento, le immense quantità di denaro che sono state investite per l’addestramento e la gestione dei modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM – Large Language Model) non stanno producendo risultati economici degni di nota. Peggio ancora: non è per niente chiaro quale possa essere un modello di business sostenibile per ChatGPT e i suoi compagni, e ci sono anche parecchi segnali che indicano come tutto l’hype (non solo finanziario) nei confronti dell’intelligenza artificiale potrebbe rivelarsi una colossale delusione”. Leggi qui: https://www.guerredirete.it/la-bolla-dell-intelligenza-artificiale-sta-per-scoppiare/
Intelligenza artificiale, dischetti ispirati alla Stele di Rosetta che conservano il sapere di mille idiomi, archivi digitali e progetti di raccolta audio dal basso: come salvare un patrimonio culturale che rischia di scomparire.
“‘Si prevede che dal cinquanta al novanta per cento delle lingue parlate spariranno nel prossimo secolo’, spiegano gli organizzatori sul sito, ‘molte con poca o nessuna documentazione’. Come preservarle? Lo sguardo torna all’Antico Egitto: così è nato il Rosetta Disk, un disco di nichel del diametro di tre pollici su cui sono incise microscopicamente quattordicimila pagine che traducono lo stesso testo in oltre mille lingue. Il modello è la stele di Rosetta, che due secoli fa consentì di interpretare i geroglifici, di cui si era persa la conoscenza. Una lezione che gli studiosi non hanno dimenticato”. Leggi qui: https://www.guerredirete.it/rosette-hi-tech-ai-e-server-nazionali-chi-lavora-per-preservare-lingue-in-via-destinzione/
Rischi legati alla privacy e alla sicurezza, normative carenti, gestione confusa da parte delle piattaforme: eppure il tema della nostra sopravvivenza online è sempre più importante e urgente.
“Anche l’avvento dei sistemi di intelligenza artificiale generativa ha contribuito a cambiare il nostro rapporto con la morte. E le aziende che li sviluppano si sono spinte fino a cercare una soluzione pratica al dolore causato dalla scomparsa di una persona cara. Basti pensare alla rapida diffusione dei deadbot, ovvero dei chatbot che permettono ad amici e familiari di conversare con una persona defunta, simulandone la personalità. Uno strumento che, da un lato, può rivelarsi utile ai fini dell’elaborazione del lutto, ma dall’altro rappresenta un rischio notevole per la privacy e la sicurezza degli individui”. Leggi qui: https://www.guerredirete.it/eredita-digitale-che-fine-fanno-i-nostri-dati-dopo-la-morte/
In Ucraina, i sistemi aerei senza pilota hanno trasformato non solo il modo di combattere, ma anche quello di curare: la medicina tattica evolve e si adatta ai pericoli di un campo di battaglia ormai privo di retrovie, e in cui gli attacchi possono giungere dall’alto in qualunque momento.
Per adattarsi al cambiamento, le organizzazioni di medicina tattica – come il battaglione medico ucraino Hospitellers, a cui si deve l’introduzione in Ucraina di standard e pratiche mediche avanzate – hanno adottato numerose innovazioni tattiche e logistiche: l’allestimento a ridosso della linea di contatto di bunker chirurgici, dotati di strumenti per interventi di stabilizzazione rapida; l’uso di sistemi di guerra elettronica portatili per proteggere il personale impegnato sul campo; l’impiego, seppur limitato a causa della loro relativa affidabilità, di droni terrestri per estrarre feriti in sicurezza; e, in alcuni casi, l’integrazione di equipaggiamenti difensivi anche per il personale medico. Leggi qui: https://www.guerredirete.it/i-droni-stanno-trasformando-la-medicina-di-guerra/
Chip, ora è la Cina a ricattare gli Usa L’Europa, ecco la sua strategia e gli investimenti in AI, poi le operazioni di influenza in Iran e le nuove puntate dello spyware all’italiana. Leggi tutta la newsletter del 13 ottobre