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Fulvia Silvestri's avatar

Condivido questo modello che proponi e lo applico in massima parte. Aggiungo, però, che serve un lavoro sui confini e una buona dose di assertività, altrimenti resta un buon metodo sulla carta, irrealizzabile nella realtà. Bellissima newsletter, Matteo. Come sempre.

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Cristiano Gallinelli's avatar

Leggo sempre con interesse questi tentativi di rimettere al centro il senso del lavoro, ma ogni volta mi chiedo se non sia già una forma di privilegio potersi fare certe domande. Per molti, rientrare dalle ferie non è un’occasione di riflessione, è semplicemente tornare a produrre, magari senza capire bene cosa o per chi, ma con la certezza che non si può scegliere. Forse il vero problema non è che il lavoro sia vuoto, ma che ci ostiniamo a cercargli un significato dentro contesti che ormai funzionano solo per accumulare metriche. E in quel vuoto ci costruiamo sopra processi, riti, playbook motivazionali, parole nuove per fare cose vecchie, come se bastasse un lessico diverso per restituire dignità a ciò che abbiamo svuotato con metodo. Non so se serva riumanizzare il lavoro, o semplicemente smettere di estetizzarlo.

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